Dare visibilità alle donne che hanno contribuito alla storia dei territori, imparare a leggere lo spazio pubblico con uno sguardo critico, acquisire strumenti per raccontare ciò che spesso rimane ai margini della memoria collettiva, sono alcuni degli obiettivi di Tutta mia la città, il progetto Erasmus+ KA154-YOU promosso da Toponomastica femminile e avviato il 1° luglio 2025, che si è concluso nell’ottobre 2026. Un percorso dedicato alla partecipazione giovanile, alla parità di genere e all’inclusione, sviluppato attraverso il lavoro di quattro gruppi regionali, in Lazio, Lombardia, Sicilia e Toscana, e una serie di incontri online, laboratori, attività sul territorio e mobilità in presenza. L’intento non era soltanto quello di ricostruire le vicende di donne poco conosciute, ma anche di sperimentare modalità concrete per restituire queste storie alle comunità, attraverso itinerari, mappe, materiali divulgativi e strumenti replicabili.
Il lavoro è cominciato nel luglio del 2025 con la preparazione alla mobilità di Firenze, dal 24 al 27 agosto. il gruppo ha affrontato gli aspetti organizzativi del progetto, sperimentando la gestione di un mini-board e acquisendo competenze di base per l’utilizzo di WordPress. Parallelamente, è iniziata la costruzione del Manuale Giovani in Parità, pensato per raccogliere indicazioni metodologiche e strumenti utili a chi voglia progettare attività analoghe. La città è stata anche il terreno della prima esperienza di ricerca condivisa. L’itinerario fiorentino, articolato in tredici tappe, ha permesso di mettere in relazione luoghi e biografie di donne appartenenti a epoche e ambiti differenti, dalle figure legate alla storia dei Medici e di altri casati nobili, come Lucrezia Tornabuoni e Alfonsina Orsini, ad artiste come Plautilla Nelli, fino ad architette e scrittrici come Gae Aulenti e George Eliot. Un percorso che ha mostrato come la presenza femminile nella storia cittadina possa essere ricostruita attraverso fonti, archivi e testimonianze, ma anche attraverso una rilettura dei luoghi che si attraversano quotidianamente.
La seconda mobilità si è svolta a Roma dal 22 al 26 ottobre 2025, in concomitanza con il XIV Convegno nazionale di Toponomastica femminile e il primo Convegno internazionale di Toponomastica inclusiva, ospitati il 23 e 24 ottobre 2025 presso l’Università Roma Tre. Intitolato anch’esso Tutta mia la città, il convegno ha riunito esperte ed esperti provenienti dal mondo accademico, dal giornalismo, dalla ricerca storica, dall’urbanistica e dalle istituzioni, mettendo in dialogo esperienze internazionali. I lavori hanno affrontato il rapporto tra memoria pubblica e toponomastica, la rappresentazione delle donne nello spazio urbano, gli stereotipi visivi e linguistici e le politiche necessarie a rendere le città più inclusive. Tra gli interventi, la giornalista Silvia Garambois ha richiamato il ruolo delle pioniere del giornalismo, da Maria Giudice a Rina Melli, Anna Kuliscioff, Olga Ossani e Irene Brin, mentre la storica Fiorenza Taricone ha analizzato l’esclusione delle donne dalla memoria politica e pubblica. Il confronto ha coinvolto anche le istituzioni cittadine, con gli interventi dell’assessora alle Pari opportunità Monica Lucarelli e dell’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, oltre a studiose e professioniste di tante discipline. La dimensione internazionale è emersa in particolare nelle sessioni dedicate alle esperienze europee, con contributi sulla mappatura della diversità urbana e sulle politiche di genere adottate in città come Londra, Bratislava e Vienna. In quella sede, ha trovato grande spazio il progetto Erasmus+ Tutta mia la città, presentato dalle giovani partecipanti come esempio di ricerca e partecipazione attiva. L’appuntamento ha così collegato la riflessione teorica al lavoro concreto sui territori, mostrando come i nomi delle strade, le immagini, i monumenti e le scelte urbanistiche contribuiscano a definire chi viene ricordato e chi, invece, resta ai margini della narrazione pubblica. In questa occasione il gruppo ha approfondito la metodologia per la costruzione degli itinerari di genere, soffermandosi anche sugli stereotipi che influenzano la rappresentazione delle donne nello spazio pubblico. La ricerca ha portato alla realizzzazione di un percorso romano di tredici tappe, nato dall’elaborazione e dalla successiva integrazione di diverse proposte. Le storie di Cristina di Svezia, Artemisia Gentileschi, Beatrice Cenci, Plautilla Bricci e Colomba Antonietti, tra le altre, sono state ricondotte a una geografia urbana che mette in evidenza esperienze e contributi spesso meno riconoscibili rispetto a quelli degli uomini celebrati da monumenti e intitolazioni. Il percorso si è concluso alla Casa internazionale delle donne, luogo che richiama il valore della condivisione e della costruzione di reti. Nei mesi successivi il lavoro è proseguito nei singoli territori, attraverso incontri a distanza e attività di ricerca, con l’obiettivo di trasformare le conoscenze acquisite in proposte rivolte anche verso l’esterno, e sono stati portati a termine nuovi percorsi di genere.
La terza mobilità, ospitata a Lodi dal 12 al 15 febbraio 2026, ha rappresentato un’occasione per confrontare i risultati raggiunti, discutere le difficoltà incontrate e individuare strategie comuni. Il programma ha intrecciato attività culturali e partecipazione pubblica. La visita alla mostra Enigmi. Oltre l’apparenza 1969–1985 di Gabriella Podini, allestita presso Bipielle Arte, ha offerto un’occasione di confronto con il lavoro dell’artista, insieme a una visita al laboratorio di calcografia di Franchina Tresoldi, che ha esposto alle ragazze presenti la sua tecnica di stampa. Il gruppo ha inoltre partecipato alle attività legate a One Billion Rising, preparando cartelli e messaggi dedicati alla lotta contro la violenza di genere, prendendo parte alla danza collettiva sulle note di Break the Chain in piazza Castello. Grazie al suo Flash-mob, la divulgazione del progetto è stata enorme. A completare il programma è stato un itinerario dedicato alle donne della storia lodigiana, curato dalle giovani partecipanti lombarde.
La quarta e ultima mobilità si è svolta nuovamente a Roma, dal 15 al 19 aprile 2026. In questa fase conclusiva, i gruppi hanno presentato le proposte elaborate durante il progetto nell’ambito del premio Sulle vie della parità, condividendo itinerari, mappe, opuscoli e altri materiali destinati a scuole e comunità. In questa occasione sono stati percorsi ben sei itinerari romani: all’interno di Villa Pamphili, volto a valorizzare le figure femminili legate alla scrittura e al giornalismo; Feminarum Ianiculum, un percorso di dodici tappe sul Gianicolo che riporta l’attenzione su donne come Plautilla Bricci, Antonietta Klitsche de la Grange e Margaret Fuller Ossoli, in un luogo generalmente associato alla memoria maschile del Risorgimento; l’itinerario lungo l’Appia Antica, che ha riportato l’attenzione sulle donne dell’antica Roma, ricostruendone le vicende e il ruolo nella società dell’epoca; la via delle streghe, nel centro storico, che ha invece affrontato le storie di donne accusate di stregoneria, avvelenamento e omicidio, soffermandosi sulle figure femminili che la memoria storica ha tramandato attraverso accuse e rappresentazioni spesso condizionate dai pregiudizi del proprio tempo; un ulteriore itinerario ha avuto come scenario la Galleria Spada, trasformando la visita al museo in un’occasione per rileggere le opere e le collezioni attraverso una prospettiva di genere e interrogarsi sulla presenza delle donne nella storia dell’arte; ultimo, Girls on Fire, un percorso incentrato sulla presenza femminile nello sport a Roma Nord, tra Ponte Milvio, Foro Italico, Flaminio e Foro Olimpico.
Il confronto tra le diverse esperienze regionali restituisce un quadro articolato di metodi e possibilità. In Lombardia il lavoro ha interessato Lodi, Pavia e Milano, affiancando agli itinerari materiali divulgativi e fanzine. In Sicilia, a Licata, sono stati elaborati due percorsi, uno dedicato alle donne della storia locale e l’altro alle Madri costituenti, con tappe che coinvolgono la villa comunale Regina Elena, via Salso e il suo quartiere. In Toscana, oltre al lavoro su Firenze, sono state approfondite le storie di donne che hanno contribuito alla ricerca scientifica nell’ateneo pisano e sono stati realizzati materiali pensati per bambine, bambini e adolescenti. La proposta fiorentina destinata alle scuole, per esempio, accompagna chi partecipa attraverso una mappa illustrata, fotografie e brevi biografie, con il personaggio di Lina nel ruolo di guida.
La pluralità dei risultati mostra come non esista un unico modo di raccontare le donne nello spazio pubblico. Si può partire da una strada, da un edificio, da una targa, da una figura dimenticata o da un ambito professionale; ciò che conta è costruire un percorso documentato, comprensibile e capace di mettere in relazione le vicende individuali con la storia collettiva. Accanto alla ricerca storica e toponomastica, Tutta mia la città ha permesso di sviluppare competenze nella consultazione delle fonti, nell’organizzazione delle attività, nella comunicazione digitale e nella realizzazione di materiali grafici. La progettazione degli itinerari ha richiesto di selezionare le informazioni, verificare le biografie, individuare collegamenti tra luoghi e persone e tradurre il lavoro di ricerca in contenuti accessibili. La dimensione interregionale ha aggiunto un ulteriore elemento, offrendo la possibilità di avere un confronto ma anche di condividere difficoltà e sperimentare soluzioni differenti. Il Manuale Giovani in Parità raccoglie parte di questa esperienza con l’obiettivo di renderla utile anche al di fuori del progetto e di favorire la riproduzione delle attività in altri contesti. La possibilità di riutilizzare quanto elaborato è già emersa nel Lazio, dove l’itinerario di Villa Pamphili, ideato durante la mobilità romana, è stato riproposto in un’attività con studenti del liceo Vivona nel giugno 2026, nell’ambito del progetto Voci Pari. Un esempio concreto di come un percorso nato all’interno di un progetto europeo possa proseguire e raggiungere persone che non hanno partecipato direttamente alle sue attività.
Un ultima creatura nata nell’ambito del progetto è il volume Veg-genti a tavola, che ha visto protagonista il gruppo romano, attraverso incontri laboratoriali sulla grafica e l’impaginazione editoriale, ma che sta raggiungendo gli altri gruppi grazie alla stampa e alla spedizione delle tante copie. Il volume è stato inoltre distribuito a classi dell’alberghiero di Licata e di Lodi, come testimonianza di una capacità organizzativa giovanile che tutte e tutti possono ritrovare se credono nel valore e nella forza di ogni impresa condivisa.
Per me, che ho preso parte al gruppo Lazio e contribuito alla realizzazione degli itinerari di Villa Pamphili e del Gianicolo, questa esperienza è stata profondamente formativa. Ho avuto modo di scoprire luoghi che non conoscevo o che avevo sempre guardato senza interrogarmi sulle storie custodite al loro interno, imparando a riconoscere possibilità di ricerca e racconto dove prima vedevo soltanto uno spazio familiare. Ma il valore del progetto non si è esaurito nelle competenze acquisite o nei risultati prodotti. Ho apprezzato soprattutto la possibilità di condividere questo percorso con altre ragazze e donne con cui ho potuto confrontarmi liberamente, sia durante le attività che a tavola, durante le cene e le lunghe giornate di lavoro. Sono stati momenti in cui idee, dubbi e punti di vista hanno potuto incontrarsi, trasformando un progetto formativo in un’esperienza di relazione e crescita comune. Mi auguro che Tutta mia la città possa essere ripetuto e ampliato, raggiungendo nuovi territori e coinvolgendo un numero ancora maggiore di giovani. In un clima in cui le questioni legate alla parità, all’inclusione e alla partecipazione possono incontrare resistenze, è importante che continuino a esistere occasioni concrete per studiare, sperimentare, collaborare e prendere parola. Progetti come questo rendono accessibili esperienze che non tutte e tutti potrebbero permettersi autonomamente e permettono di acquisire strumenti, conoscere persone e immaginare possibilità nuove.
Concludo con l’augurio che tante altre ragazze e tanti altri ragazzi possano vivere un’esperienza simile, misurarsi con la storia dei propri territori e scoprire di poter contribuire a raccontarla in modo diverso. Perché il lavoro svolto non resti circoscritto ai mesi del progetto, ma possa continuare attraverso nuove iniziative, nuove collaborazioni e nuovi itinerari, portando queste storie fuori dagli incontri e restituendole alle città e alle persone che le abitano.
 

 

Articolo di Desirèe Rizzo